Bergman Ingmar – Il silenzio (1979)

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Due sorelle, Anna e Ester, di ritorno a casa dalla villeggiatura attraversano in treno un paese straniero; con loro è Johan, il figlio di Anna. Ester ha un malore, i tre sono costretti a fermarsi nella prima città raggiunta, che ha l’improbabile nome di Timoka. La lingua che si parla nel paese è totalmente sconosciuta, un misto di magiaro e lingue slave. Prendono alloggio in un albergo. Il clima è soffocante, il bambino non ha nulla da fare tutto il giorno e curiosa nei corridoi dell’hotel dove rimane incantato davanti a un quadro che rappresenta il mito di Nesso e Deianira [1] e scopre una troupe di nani spagnoli. È difficile anche comunicare con l’anziano e gentile cameriere che si prodiga in ogni modo per aiutare Ester.

Insofferente del caldo e dell’inattività, Anna esce lasciando soli il figlio e la sorella. Si reca in un bar, dove attrae l’attenzione del cameriere. Sfoglia un giornale scritto nella lingua incomprensibile, si capisce solo il nome J.S.Bach. Più tardi in albergo è proprio la musica di Bach che permette di comunicare brevemente con l’anziano cameriere.

Anna entra in un teatro dove recita l’équipe di nani, nel palco accanto a lei un uomo e una donna fanno l’amore senza alcun pudore, lei li osserva affascinata. Frattanto, dopo avere bevuto troppo alcol, Ester chiacchiera con il nipote; la sorella rientra di soppiatto e fa un lungo bagno. Più tardi vorrebbe ancora uscire; affrontata da Anna, le rivela di avere fatto l’amore con un uomo incontrato al bar, e rinfaccia alla sorella alcune cose che si portava dietro da tempo. La accusa di non volerle bene, Ester assicura che la ama.

Uscita dalla stanza, Anna si incontra nel corridoio dell’albergo con il suo amante e si infilano in un’altra camera, Johan li vede e lo rivela alla zia. Ester bussa alla porta, la sorella apre per farle vedere l’uomo con cui ha avuto un altro rapporto.

Ester aspetta fuori dalla stanza ma si sente male e si accascia. Anna la ritrova solo quando esce, la riportano in camera, poi comunica alla sorella che il giorno dopo ripartirà con il figlio, lasciandola da sola. È come se avesse tagliato ogni vincolo con lei. Assistita del cameriere anziano, Ester, che di mestiere è traduttrice, scrive su un foglio alcune parole della lingua sconosciuta per il nipote. L’addio è struggente, Johan pensa che non rivedrà più la zia, Anna invece è molto fredda. In treno, Johan comincia a leggere il piccolo vocabolario della zia e pronuncia a voce alta “Hadjek”.

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