Cristina Bellemo – Diamoci una Sregolata! Storie ribelli che aiutano a capire e ad accettare i limiti (2011)

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Cristina Bellemo – Diamoci una Sregolata! Storie ribelli che aiutano a capire e ad accettare i limiti
233 pagine | Editore: Erickson (14 settembre 2011) | Collana: Capire con il cuore | Lingua: Italiano | EPUB

 

Un giorno, nel placido paese di Vieti, si sentì d’improvviso levarsi un grido.

“Baaastaaa!” Proprio così, con tutte quelle A. Erano i bambini che gridavano. Gridavano perché erano stufi e arcistufi di tutti i no non si può non si deve non bisogna divieto vietato assolutamente no e poi no che volavano ogni minuto fuori dalla bocca degli adulti.

Così dichiararono la ribellione. Una ribellione con tanto di corteo in piazza Libertà e striscioni, su cui era scritto, in stampatello maiuscolo “No ai No, Vietati i Vietato, Basta i Bisogna, Abbasso i Si Deve”.

Inizia così l’avventura di un gruppo di bambini che, stanchi di sentirsi dire cosa si può e cosa non si può fare, si ribellano alle regole dei genitori e decidono di imporli loro, i divieti: vietato lavarsi i denti, pulirsi le scarpe, mettere in ordine, mangiare verdure, andare a letto presto… Sarà Gino, un adulto fantasioso e solitario, a far riflettere i piccoli ribelli – e i loro lettori – sull’importanza delle regole, e sulla necessità dei limiti. Un libro per aiutare i bambini della scuola dell’infanzia e primaria a riflettere sul valore delle regole e ad accettarle con serenità e consapevolezza.

 

Dal libro

I bambini di Vieti
dichiarano
ufficialmente aboliti
e morti stecchiti
tutti i divieti
consueti
da oggi in poi
i divieti
li inventiamo noi
punto e basta
viva la pasta
col pomodoro
ai vostri divieti
diciamo no in coro

Ne sapeva qualcosa Marco, di dichiarazioni, eccome.

Suo padre Marco Aurelio, noto per la sua intelligenza, perché aveva la dentiera e perché sfrecciava con il fuoristrada, faceva l’avvocato. E Marco, a forza di sentirlo sbandierare ogni momento quei paroloni, aveva imparato a usarli a menadito.

Quanto alla pasta col pomodoro, Marco (e certo non lui solo!) ne andava pazzo e perciò gli sembrò niente male metterla nel proclama ufficiale.

I grandi restarono a bocca aperta, ma senza che dalla bocca volasse fuori nessun genere di no, non si può, non si deve, non bisogna, divieto, vietato, assolutamente no e poi no detti ai bambini.
Poi decisero di chiudere per un po’ quelle parole nell’ultimo cassetto della cucina.

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