Eugenio Moscetti – Eretum Ritrovata (2020)

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L’antiquario e giornalista A. Ferrero nel 2003 ipotizzò che i reperti rinvenuti a S. Anzino, per la loro raffinatezza e per il fatto che fossero databili al I sec. d. C. , facevano pensare alla presenza di un insediamento, che potrebbe essere stato una villa consolare o una antica città, come ipotizzato dall’archeologo A. M. Colini in una lettera all’acquirente dei reperti, il prof. P. R.
In un’altra lettera, senza data, sempre inviata al prof. Colini, il prof. P. R. afferma che è incredibile le cose (reperti) che gli provengono da Monterotondo sulla Salaria e che sono destinate al “suo” museo tedesco.
La Quilici Gigli, archeologa che insieme alla collega Santoro ha effettuato tra gli anni 1970-2008 le ultime campagne di scavi nel sito di Colle del Forno alla domanda su come avessero individuato sulle colline di Casacotta il sito di Eretum, risponde che si basarono innanzitutto sugli studi di Ogilvie, su una ricognizione topografica e un breve sopralluogo sui materiali presenti e cronologicamente datati sulla collina detta, che ne hanno documentato le fasi più antiche. E la necropoli dell’insediamento potrebbe essere quella che sta ancora scavando la Santoro a Colle del Forno, che sarebbe un’altra prova, con uno schema assai comune alle città di tipo arcaico, nel porre le sepolture nella più vicina collina adiacente o di fronte, con distanza variante e legata alla conformazione geologica del luogo.
Una grossa villa, o forse anche un insediamento, ma non pertinente a Eretum. Infatti nel luogo, dai ritrovamenti fatti in superficie non sono emersi materiali corrispondenti ad una arcaicità; le ipotesi fatte dal vostro giornale non tengono conto della.primaria fase di Eretum. Infine la Quilici Gigli conclude con molta franchezza, e senza voler offendere alcuno, che trovava strano, che vi siano anni ed anni di ricerca e studio, fatti da specialisti sul territorio e con tanto di ritrovamenti e riferimenti archeo-storici, messi in discussione, da chi – e con tutta l’onestà e la buona volontà possibile – non ha potuto fare altrimenti (se non altro per le competenze precipue ed inerenti i giacimenti archeologici). E lo strano è che ciò accada in un campo, ove oltre alla materialità scientificavariante e legata alla conformazione geologica del luogo. L’estensione è quella di una città. Per gli abitati noi ci rifacciamo in genere alle sole ricerche di superficie che rappresentano sempre delle situazioni povere. Gli esempi che mi vengono alla mente, Ficana, Fidene, Crustumerium con elementi di superfìcie non certo ricchi, ma significativi però perché danno le stesse tipologie per comparate epoche. L’attenzione viene rivolta alle necropoli che soprattutto in epoca arcaica, costituiscono con i loro corredi intatti o meno, “spaccati” dei ceti sociali presenti, degli usi, delle tradizioni, del grado di benessere raggiunto nel vivere quotidiano. Rispetto all’abitato visibile che subisce le traversie nei secoli, la tomba nascosta e protetta, permette di avere elementi più probanti. Sono state anche ritrovate anche due ville extra urbane ma molto limitate anche nel materiale apparso. Sono state fatte anche ricerche in altri siti, ma non avevano la stessa valenza cronologica legata al sito arcaico, del quale le fonti storiche ci parlano ed indicano allora come fiorente. Noi abbiamo escluso quindi, tutti i luoghi che non avevano materiali tardi e che non erano vicini al Tevere.
Fatta questa premessa, esaminiamo ora le foto in nostro possesso, partendo da quelle dei pezzi di cui si parla nella prima lettera del Morandotti e nella risposta del professore americano.

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