F. Lives – Strong desire (2020)

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Un oscuro segreto. Un passato corrotto.

Mi chiamo Shawn e sono trascorsi tanti anni. Per l’esattezza, tredici anni infinitamente lunghi dall’ultima volta che ho visto Nate quella notte tremenda, e i suoi occhi blu ghiaccio mi fanno ancora impazzire. In quel momento terribile l’ho allontanato da me e ho spezzato la sua volontà. L’ho mandato via dicendogli di andare a farsi fottere, in modo che potesse vivere una vita migliore. Una vita senza crimine, una vita senza di me. E ora lo rivedo per la prima volta dopo tutti questi anni, cogliendolo in flagrante in una situazione che sa dell’incredibile: a tarda sera, con le mani che trafficano dentro la mia cassaforte.

Che diavolo gli è successo da quella notte maledetta?

L’omicidio ha un modo peculiare di plasmare e distruggere le persone.
Alcuni costruiscono imperi sulle ossa di chi non è riuscito a schivare il colpo mortale. Altri fanno a pezzi le loro famiglie in un momento di rabbia irrefrenabile che termina con un coltello nel cuore. È nella nostra natura, anche se cerchiamo di essere decenti.
Omicidio. Il peccato definitivo, il più disprezzato dall’umanità, eppure quello di cui non possiamo fare a meno. Uccidiamo per molte ragioni: avidità, gelosia, odio… necessità. Per lo più ci convinciamo di doverlo fare. Che non esisteva altra scelta.
Ed è esattamente quello che mi dico ogni sera prima di chiudere gli occhi, perché so cosa mi aspetta nei miei sogni oscuri e deprimenti.
I suoi occhi gonfi, lacrimosi e grigi. La mia mano tremante, le dita che stringono il manico di un coltello. Quel sangue caldo che mi cola lungo le caviglie prima che goccioli sul pavimento di cemento.
Continuo a ripetermi che non ci fosse niente che potessi fare.
Ma se potessi tornare indietro nel tempo, farei le cose in modo diverso. Sarei un idiota a dire il contrario.
Tutto quello che posso fare è ripetere lo stesso mantra nella mia testa ogni volta che vado a dormire e ogni volta che gli incubi mi perseguitano e mi riportano alla coscienza.
È successo al di là del mio controllo. Non avevo scelta.
Ho imparato a conviverci, ma non è quella morte in sé a rubarmi il sonno e disturbare i sensi.
È lui. Nate Dallware. Lo sguardo sul suo viso. Il tremore delle sue labbra. L’orrore nei suoi luccicanti occhi blu. In realtà, è la sua assenza da quella notte.
Quell’omicidio ci ha separati. Ha distrutto tutto quello che avevamo costruito insieme.
Malgrado ciò che avessimo potesse facilmente paragonarsi a un fragile castello di carte, era comunque nostro. Costituiva le nostre vite. La nostra fame inestinguibile l’uno dell’altro.
È bastato un attimo per dare fuoco a tutto. Distruggendo ogni cosa.

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