Ugo Dessy – Sardegna, un’isola per i militari (1972)

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Le strutture militari rappresentano un condizionamento negativo e un limite opprimente dello sviluppo sociale ed economico delle comunità in cui sono insediate e un condizionamento dello sviluppo dei diritti civili e delle strutture democratiche.
Un’analisi improntata a questo convincimento può essere effettuata per tutte le comunità nazionali nei loro vari momenti storici.
Ma per la Sardegna – e soprattutto per la Sardegna d’oggi – il discorso diventa particolarmente illuminante, giacché – venuta meno quella caratterizzazione dell’isola, rappresentata dalla inacessibilità geografica e dalla malaria – la Sardegna è diventata la zona prediletta per gli insediamenti militari e per le sperimentazioni non solo degli strumenti bellici, ma delle strutture e dei rapporti tra società civile e potere militare.
Nell’isola esistono vasti spazi scarsamente popolati, e trascurabili erano e sono gli interessi economici modernamente organizzati di tale peso socio-politico da rappresentare ostacoli rilevanti a una politica di utilizzazione militare massiccia e indiscriminata. D’altra parte, la condizione dei diritti civili nell’isola – per una serie di motivi storici e socio-economici – era ed è tale da rappresentare una condizione ideale per l’esplicazione del potere militare, per la sperimentazione delle tecniche legate ai concetti di guerra totale.

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